Now Playing Tracks

Project 2000 - Apple Computer (1988)

In 1987 Apple Computer held a competition called Project 2000. Apple asked student research teams to submit papers detailing what the computing technology of the year 2000 would look like. In early 1988 Steve Wozniak, Alvin Toffler and Ray Bradbury, among others, sat on the judge’s panel. The winning team was from the University of Illinois with their paper called Tablet: The Personal Computer of the Year 2000.

"Our machine will have the same dimensions as a standard notebook. It will look like an 8"x11" monolith from the movie 2001, and be reminiscent of the Dynabook. This rectangular slab will weigh but a few pounds, and have no buttons or knobs to play with. The front surface will be a touch-sensitive display screen and will blink to life upon touching two corners."

These structures were commissioned by former Yugoslavian president Josip Broz Tito in the 1960s and 70s to commemorate sites where WWII battles took place (like Tjentište, Kozara and Kadinjača), or where concentration camps stood (like Jasenovac and Niš). They were designed by different sculptors (Dušan Džamonja, Vojin Bakić, Miodrag Živković, Jordan and Iskra Grabul, to name a few) and architects (Bogdan Bogdanović, Gradimir Medaković…), conveying powerful visual impact to show the confidence and strength of the Socialist Republic. In the 1980s, these monuments attracted millions of visitors per year, especially young pioneers for their “patriotic education”. After the Republic dissolved in early 1990s, they were completely abandoned, and their symbolic meanings were forever lost.

(Fonte: cracktwo.com)

John S. Lewis

Mining the Sky (1996)

Helix Books

Esiste una editoria, nel mondo di lingua inglese, che dalla metà degli anni ’70 si occupa di esplorazione spaziale.
Non della storia, dell’esplorazione spaziale, ma del futuro, dell’esplorazione spaziale.
E non è una editoria di fantascienza, né è una editoria accademica.
Non si occupa quindi né di immaginazione né di analisi e studio.
Si tratta di una editoria che si occupa di manualistica – e che da decenni produce testi tecnico-divulgativi per i futuri cittadini dello spazio.
E non è né una cosa sciocca, né una cosa romantica o velleitaria.

Mining the Sky, di John S. Lewis è stato pubblicato nel 1996 dalla Helix Books ed è – come si può intuire dal titolo – un testo introduttivo relativo alle attività minerarie nello spazio.
È una strana bestia, Mining the Sky, perché ha il tono agile del saggio divulgativo e la ferrea impostazione di un progetto di sviluppo aziendale.
Lewis, che insegna scienze planetarie all’Università di Tucson, ha i numeri, da mostrarci – non solo distanze interplanetarie e periodi orbitali, ma il costo delle materie prime al quintale, i consumi energetici, le proiezioni riguardo all’esaurimento delle risorse del pianeta.
Gli investimenti, i rischi, i ricavi.

Qui dentro c’è tutto – cosa andare a cercare, dove trovarlo, come raggiungerlo, come estrarlo, come riportarlo a casa.
Ammesso che non lo si consumi sul posto. C’è anche un progetto, in Mining the Sky – che vede la Luna come prima tappa per uno sviluppo commerciale dell’industria estrattiva spaziale che poi passerà ad estendersi a Marte, ed oltre, agli asteroidi. Il posto dove, in termini di materie prime, ci sono i “soldi veri”.

Ma non è solo una questione di soldi – e in questo l’autore è molto chiaro: è una questione di problemi risolti.
Ci stiamo avvicinando, sostiene Lewis, al momento in cui le soluzioni ai problemi della Terra – problemi di energia, di materie prime, di lavoro e di prospettive – non saranno più risoolvibili sulla terra, ma solo guardando oltre.

Mining the Sky è un buon testo, che non scade mai nella predica fine a se stessa ma mostra un entusiasmo infettivo. Lo dovrebbero leggere i ragazzi al liceo – inquadra i problemi, propone soluzioni, e soprattutto definisce un modo di pensare che, rivolto allo spazio, potrebbe aiutare le future generazioni a non volgere lo sguardo al passato, ma al futuro.

(Fonte: ilfuturotornato.com)

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