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These structures were commissioned by former Yugoslavian president Josip Broz Tito in the 1960s and 70s to commemorate sites where WWII battles took place (like Tjentište, Kozara and Kadinjača), or where concentration camps stood (like Jasenovac and Niš). They were designed by different sculptors (Dušan Džamonja, Vojin Bakić, Miodrag Živković, Jordan and Iskra Grabul, to name a few) and architects (Bogdan Bogdanović, Gradimir Medaković…), conveying powerful visual impact to show the confidence and strength of the Socialist Republic. In the 1980s, these monuments attracted millions of visitors per year, especially young pioneers for their “patriotic education”. After the Republic dissolved in early 1990s, they were completely abandoned, and their symbolic meanings were forever lost.

(Fonte: cracktwo.com)

John S. Lewis

Mining the Sky (1996)

Helix Books

Esiste una editoria, nel mondo di lingua inglese, che dalla metà degli anni ’70 si occupa di esplorazione spaziale.
Non della storia, dell’esplorazione spaziale, ma del futuro, dell’esplorazione spaziale.
E non è una editoria di fantascienza, né è una editoria accademica.
Non si occupa quindi né di immaginazione né di analisi e studio.
Si tratta di una editoria che si occupa di manualistica – e che da decenni produce testi tecnico-divulgativi per i futuri cittadini dello spazio.
E non è né una cosa sciocca, né una cosa romantica o velleitaria.

Mining the Sky, di John S. Lewis è stato pubblicato nel 1996 dalla Helix Books ed è – come si può intuire dal titolo – un testo introduttivo relativo alle attività minerarie nello spazio.
È una strana bestia, Mining the Sky, perché ha il tono agile del saggio divulgativo e la ferrea impostazione di un progetto di sviluppo aziendale.
Lewis, che insegna scienze planetarie all’Università di Tucson, ha i numeri, da mostrarci – non solo distanze interplanetarie e periodi orbitali, ma il costo delle materie prime al quintale, i consumi energetici, le proiezioni riguardo all’esaurimento delle risorse del pianeta.
Gli investimenti, i rischi, i ricavi.

Qui dentro c’è tutto – cosa andare a cercare, dove trovarlo, come raggiungerlo, come estrarlo, come riportarlo a casa.
Ammesso che non lo si consumi sul posto. C’è anche un progetto, in Mining the Sky – che vede la Luna come prima tappa per uno sviluppo commerciale dell’industria estrattiva spaziale che poi passerà ad estendersi a Marte, ed oltre, agli asteroidi. Il posto dove, in termini di materie prime, ci sono i “soldi veri”.

Ma non è solo una questione di soldi – e in questo l’autore è molto chiaro: è una questione di problemi risolti.
Ci stiamo avvicinando, sostiene Lewis, al momento in cui le soluzioni ai problemi della Terra – problemi di energia, di materie prime, di lavoro e di prospettive – non saranno più risoolvibili sulla terra, ma solo guardando oltre.

Mining the Sky è un buon testo, che non scade mai nella predica fine a se stessa ma mostra un entusiasmo infettivo. Lo dovrebbero leggere i ragazzi al liceo – inquadra i problemi, propone soluzioni, e soprattutto definisce un modo di pensare che, rivolto allo spazio, potrebbe aiutare le future generazioni a non volgere lo sguardo al passato, ma al futuro.

(Fonte: ilfuturotornato.com)

MILE HIGH BUILDING - Frank Lloyd Wright

Eppure neanche la cupola di Fuller sarebbe bastata a contenere il supergrattacielo alto un miglio, ipotizzato proprio da Frank Lloyd Wright nel 1956, e noto come Mile High o Illinois: “Una città di 528 piani sospesi nel cielo. Pianta a tripode. Fra tutte le forme di struttura verticale, il tripode è la più stabile. Altezza divisa in quattro sezioni. Ascensori speciali, treni verticali alti cinque vetture, a guida dentata, mossi da energia atomica. Terrazze d’atterraggio per 150 elicotteri, cinque piani di parcheggi coperti intorno alla base. Il tutto per una popolazione di 130.000 abitanti, alloggiati con ampia disponibilità di spazio e pieno comfort. Nessuno può permettersi di costruirlo adesso, ma domani nessuno potrà permettersi di non costruirlo”.
"Per cogliere l’idea generale dell’Illinois" scrisse Wright, "bisogna pensare a una spada, il cui manico abbia la lunghezza stessa della mano, fermamente infissa nel suolo, con la lama in alto. Tutti gli elementi in vista, orizzontali e verticali, saranno di metallo color oro. Le 528 lastre metalliche dei singoli piani saranno invece costituite da acciaio speciale, e andranno assottigliandosi in punta. L’Illinois sarà diviso in quattro parti, e si raggiungerà da quattro punti, tramite accessi a quattro carreggiate. I parcheggi coperti per 15.000 auto saranno raggiungibili per mezzo di rampe collegate a un piano centrale sotterraneo e a quattro piani sopra il suolo. Da qui si avrà accesso diretto alle scale mobili: sopra, a fianco dell’edificio principale, si avranno due terrazze, ciascuna per 75 elicotteri. Il piano principale sarà, praticamente, il quinto, dove si arresteranno le scale mobili, e da dove partirà una batteria di 76 ascensori atomici. Gli ascensori appariranno fuori del tripode come eleganti elementi verticali dell’Illinois. Le cabine si muoveranno verticalmente su rotaie dentate esattamente come un’automobile corre sulla strada. Velocità approssimativa, diciamo, un miglio al minuto. Questa combinazione fra scale mobili e ascensori dovrebbe essere in grado, durante il giorno, di svuotare l’edificio entro un’ora. Se tutto ciò sarà eseguito a regola d’arte, quest’edificio del ventesimo secolo durerà più delle piramidi".

CUPOLA DI FULLER SU MANHATTAN

Secondo Buckminster Fuller, i grattacieli di Manhattan sarebbero stati ricoperti da un’enorme cupola trasparente larga tre chilometri e alta uno e mezzo. Scrisse Fuller: “Dal basso, la cupola apparirebbe come una pellicola traslucida attraverso cui si vedrebbero cielo, nubi e stelle. Ridurrebbe le perdite d’energia, sia per il riscaldamento invernale che l’aria condizionata estiva, a solo 1/85 di quelle attuali. Ciò ripagherebbe la cupola in 10 anni. Riscaldando la superficie della cupola con resistenze elettriche, si manterrebbe una temperatura sufficiente a fondere neve e ghiaccio. L’acqua fusa della neve e la pioggia correrebbero verso una grondaia, da dove fluirebbero in grandi serbatoi di raccolta. Riducendo le perdite di energia di Manhattan, il riscaldamento e il condizionamento potrebbero essere affidati esclusivamente all’energia elettrica. Questo eliminerebbe tutti i fumi dall’atmosfera racchiusa all’interno, e la cupola sarebbe anche in grado di schermare i fumi provenienti dall’esterno. Inoltre fungerebbe da nuvola artificiale, portando ombra quando sia desiderabile e sole a volontà. Al suo interno potrebbe essere creato un clima semi tropicale, e in mancanza di pioggia e neve le terrazze dei grattacieli verrebbero trasformate in giardini. Le città sotto cupole saranno essenziali per l’occupazione dell’Artide e dell’Antartide, ed entro il 1975 dovrebbe già essere possibile trasportare per via aerea cupole in grado di coprire piccoli centri urbani. Le cupole verranno usate anche per racchiudere delle antichità da proteggere”.

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